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Jacopo Reali

Jacopo Reali ha 36 anni e lavora come educatore del nido d'infanzia "Biglia" di Firenze gestito da Arca cooperativa sociale.
Libro preferito "Papà-isola" di Émile Jadoul.

Jacopo ha da sempre l'interesse verso l'educazione dei bambini, e soprattutto dei più piccoli, che ha coltivato fin dalla maggiore età dedicandosi al volontariato. Per circa quindici anni, infatti, è stato volontario dell'Associazione Archè e si è preso cura dei bambini sieropositivi ricoverati all'ospedale pediatrico Meyer e ci racconta: «stavo insieme a loro, li facevo giocare, li intrattenevo nel momento in cui fanno le terapie e poi talvolta facevo anche le vacanze con alcuni di loro». Questa esperienza ha certamente aiutato Jacopo a capire la sua strada nella vita e guardandosi indietro, e in particolare alla decisione di interrompere gli studi all'istituto d'arte al quarto anno per poi diplomarsi come educatore di comunità, pensa che ne sia valsa la pena perché sostiene: «ognuno deve fare il suo viaggio ed è giusto che sia così, altrimenti non sarei qui oggi».



Il lavoro al nido è arrivato a 25 anni e non ha mai pensato che il fatto di essere un uomo fosse un valore aggiunto, in un mondo prevalentemente al femminile, ma solo l'espressione di una delle tante diversità che ciascuno di noi esprime. Anche perché, ci fa correttamente notare Jacopo: «oggigiorno i babbi si vedono di più anche nei servizi, sono presenti e hanno un ruolo riconosciuto nella crescita dei figli».

«Può capitare – aggiunge Jacopo - che all'inizio dell'anno alcune mamme mi abbiano detto di essere contente di portare il loro bambino in un nido dove c'è anche un educatore maschio, anche se poi, quando iniziano a frequentare e entrano nella vita del nido, vedono il gruppo e riconoscono la forza del lavoro collegiale».

Jacopo non si preoccupa neppure del suo aspetto fisico, e in special modo della sua lunga barba nera, perché, ci dice: «non spaventa nessuno. Semmai fa curiosità ai bambini» e poi aggiunge «prima avevo anche i capelli lunghi, ricci e gonfi e quando li tagliai una bambina mi prese per mano e mi disse che mi avrebbe accompagnato lei a cercarli».



Certo capita spesso che ancora molti degli amici di Jacopo non capiscano il suo lavoro e magari lo prendono in giro pensando che passi le giornate semplicemente a "giocare" con i bambini. Come dice Jacopo: «molte persone non sanno riconoscere né la fatica fisica né quella di testa nel crescere i bambini. Soprattutto le fatiche di testa sono difficili da comprendere. È impegnativo il pensiero di come muoversi con un bambino piuttosto che con un altro. Ognuno ha la sua realtà. Devi stare attento a tutti e a ciascuno». E poi per Jacopo è importante riconoscere il valore della noia e afferma: «sono contrario alla smania di occupare sempre il tempo. Annoiarsi è una cosa importantissima per i bambini piccoli. Nei tempi di inattività aumentano la loro fantasia, espandono sempre di più i loro pensieri».

Tuttavia, anche se questo riconoscimento sociale per la professione non è ancora largamente condiviso, Jacopo si sente soddisfatto del suo lavoro ed è grado perché ci dice: «su tante cose bisognerebbe guardare i bambini: su come reagiscono ai litigi, su come reagiscono alle situazioni, ai momenti di difficoltà...C'è sempre il bambino che aiuta l'altro. Noi che siamo grandi dovremmo prendere spunto ai bambini».



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