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FASE 2: cinque punti per la riapertura - e il rilancio - dello 0/6

di Aldo Fortunati

La forzata pausa di questi ultimi due mesi ha reso evidente a tutti il ruolo dei nidi e delle scuole dell’infanzia come indispensabili luoghi di opportunità, benessere ed equilibrio per i bambini e per le famiglie. Ognuno potrà mettere in evidenza di più il fatto che si tratta di luoghi che interpretano concretamente l’idea del diritto all’educazione dei bambini e la correlata necessità di assumere l’educazione come una responsabilità sociale, non solo sulle spalle delle famiglie, o il fatto che solo i servizi educativi e le istituzioni scolastiche (abbiamo riscoperto che vale anche per le scuole elementari e medie) consentono di tenere in equilibrio le responsabilità di cura e di lavoro che – per fortuna – nessuno più pensa di poter ricondurre a una divisione di ruoli fra donne (cura) e uomini (lavoro).

Sia come sia, occorre pensare a come riaprire i nidi e le scuole e se qui ci concentreremo soprattutto sui nidi e le scuole dell’infanzia è per due motivi che sarà bene chiarire da subito:

  • il primo deriva dal fatto che il tema dello 0-6 non sembra nell’agenda di lavoro – ne nelle competenze - della ennesima task-force nominata per definire come riaprire le scuole;

  • e il secondo ha a che fare con il fatto che lo 0-6 ha specificità ben diverse da quelle della scuola, perché – tanto per dire delle due principali – il concetto di “distanziamento sociale” in un nido o in una scuola dell’infanzia è un ossimoro, mentre non sembra davvero applicabile la nozione di “didattica a distanza”: lo 0-6 vuol dire integrare la dimensione della relazione e del fare in contesti reali in cui il quadro delle opportunità sostiene i processi di costruzione sociale delle conoscenze e degli apprendimenti.

Punto.

Dunque i nostri punti saranno pochi e pensati per animare una riflessione realmente capace di produrre progetti e soluzioni concrete: sicurezza realistica, assetti organizzativi, condivisione con le famiglie, rafforzamento dell’offerta e della diffusione, gratuità.

Andiamo con ordine:

  • sicurezza realistica

Abbiamo capito che il termine sicurezza non si può applicare alla situazione presente, almeno fino alla disponibilità di un vaccino, cioè non a breve termine; così dobbiamo entrare nella dimensione del rischio ragionevole, che sembra voler dire tre cose: azioni diffuse di diagnosi sulla popolazione e isolamento dei casi infetti, sanificazione ricorrente degli ambienti (anche attraverso i dispositivi di protezione come mascherine e guanti), distanziamento sociale.

Nell’attesa che il punto di vista sanitario definisca le soglie degli indicatori di contesto al di sotto delle quali diventa possibile aprire e quali verifiche anamnestiche e diagnostiche fare nei confronti di bambini, famiglie e educatori, noi possiamo solo dire che guanti e mascherine le potranno indossare gli adulti – non i bambini – e che dunque il distanziamento sociale dovrà essere perseguito attraverso una diminuzione programmata della densità sociale. Il che ci conduce al punto successivo.

  • assetti organizzativi

Dunque controlli sanitari preventivi e diminuzione della densità sociale per ricondurre il rischio a un livello ragionevolmente basso. Ora, ogni regione ha norme proprie sugli standard ambientali dei nidi, ma nessuna normativa regionale prevede meno di 5 metri quadrati per bambino, mentre la scuola dell’infanzia ne prevede 7, sebbene non tutti destinati alle attività didattiche; normalmente, inoltre, lo spazio esterno disponibile non è mai inferiore a quello interno, spesso molto più ampio. Ora, se si dimezzasse il numero di bambini compresenti e si integrasse in una organizzazione unitaria lo spazio interno e quello esterno, per ogni bambino ci sarebbero almeno 20 metri quadrati e non accadrebbe mai che un adulto sia in relazione con più di 5 bambini, talvolta anche solo 3. Tutto sommato non male.

Naturalmente bisogna riorganizzare gli spazi, dimezzare il numero delle sedie e rarefarne la distribuzione ai tavoli, arredare meglio gli spazi esterni per renderli utili opportunità di esperienza, distribuire nello spazio punti per sanificare spesso le mani; e poi forse anche semplificare la mensa con un piatto unico composto da un equilibrato mix di cibo che ogni bambino può consumare seduto da qualche parte con accanto un adulto e qualche altro bambino, etc. etc. etc.. Tutto sommato ragionevole – sebbene da sviluppare con cura – e non particolarmente dispendioso.

  • condivisione con le famiglie

E’ un punto assolutamente fondamentale e estremamente delicato. In questo momento sono aperte le iscrizioni ai nidi e si stanno definendo le classi delle scuole dell’infanzia, ma non sembra realistico poter riaprire accogliendo tutti i bambini iscritti contemporaneamente. Diminuire la densità sociale vuol dire differenziare le possibilità di frequenza e alla fine forse la cosa più semplice è pensare a una possibilità di frequenza al mattino, compreso il tempo del pranzo, e una al pomeriggio per un minor numero di ore.

Il tutto da decidere con il massimo coinvolgimento delle famiglie, ma se poi non si realizzasse spontaneamente la distribuzione dei bambini nelle due possibilità offerte, potrebbero entrare in campo criteri selettivi tali da privilegiare l’utilizzazione del servizio più lungo al mattino da parte dei bambini con genitori entrambi impegnati in attività di lavoro in presenza (senza possibilità di smartworking).

Equilibri delicati – lo si diceva in partenza – e non semplici da far quadrare, ma probabilmente necessari – date le circostanze – e anche infine possibili.

  • rafforzamento dell’offerta e della diffusione

Gli adattamenti organizzativi di cui abbiamo appena parlato richiedono interventi sulle strutture dei nidi e delle scuole dell’infanzia attuali; sono interventi non particolarmente onerosi ma assolutamente fondamentali, da programmare e realizzare nei prossimi 100 giorni. Non facilissimo, ma – se le idee sono chiare – niente affatto impossibile.

Forse però ci sono interventi che possono – e dovrebbero – essere programmati anche per rafforzare il sistema dell’offerta, intervenendo in particolare nelle scuole dell’infanzia che hanno perso sezioni negli ultimi anni, per adeguare parte dello spazio resosi disponibile all’accoglienza dei più piccoli, attraverso micro-nidi che consentano di alzare le percentuali di copertura dei nidi ancora basse in tante parti del Paese.

Non sfugge che per tutto questo occorrono risorse progettuali – pensiamo alle possibili virtuose sinergie fra comuni e cooperative sociali qualificate – e probabilmente anche un potenziamento del personale impegnato. Ma in ogni caso si tratterebbe di investimenti utilissimi – fondamentali – per ripartire più forti, mentre è piuttosto evidente che, se non si utilizzano bene i prossimi mesi in questo senso, il sistema 0-6 ripartirà più fragile e impoverito.

  • gratuità

In una fase nella quale sono in corso di definizione spese straordinarie per mantenere in vita – e anche vitale – il sistema economico, sembra davvero attualissima e centrale la riflessione su come alcuni investimenti mirati al rafforzamento del sistema 0-6 potrebbero assumere il valore di offrire nuove energie strutturali al “sistema paese”.

Alcune centinaia di milioni di euro occorrono per qualificare e rafforzare il sistema dell’offerta, alcune centinaia di milioni di euro occorrono per rafforzare la spesa ordinaria per la gestione dei servizi, alcune centinaia di milioni di euro occorrono per cancellare le rette di tutti i nidi pubblici e anche di quelli privati autorizzati.

Non sono bruscolini, ma non sono certamente oltre la portata delle cose che possiamo fare in questo momento, con il non banale vantaggio di non essere solo spese necessarie per sopravvivere all’emergenza, ma soprattutto un investimento fondamentale per la ripresa e per il futuro, nella consapevolezza che il rafforzamento dell’offerta diffusa di opportunità educative di qualità per l’infanzia non vuol dire solamente riconoscere i diritti dei bambini, ma anche concretizzare politiche inclusive e di pari opportunità quali motore di un progresso culturale, civile ed economico di cui la nostra comunità sociale ha – ora come non mai – assolutamente bisogno.

Proviamo a lavorarci tutti insieme.








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