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I SERVIZI EDUCATIVI 0/6 AI TEMPI DELL'EMERGENZA COVID-19

La Bottega di Geppetto ha realizzato, nel corso del mese di aprile, un’indagine sulle condizioni dei servizi educativi per i bambini da 0 a 6 anni grazie alla rete di partner internazionali che conta oltre 100 contatti. Risposte sono state registrate da parte di oltre 20 paesi del mondo dislocati in tutti e cinque i continenti.

Nella gran parte dei casi, fra le prime azioni di prevenzione della diffusione dell’epidemia c’è stata la disposizione della chiusura dei servizi 0/6 nel corso del mese di marzo insieme a quella di tutte le scuole di ordine e grado. In alcuni dei paesi che hanno risposto all’indagine i servizi 0/6 sono rimasti aperti esclusivamente per la frequenza dei bambini di genitori impiegati nei servizi essenziali (es. personale medico) o provenienti da nuclei a rischio o particolarmente svantaggiati.

Che cosa è accaduto al momento della chiusura? In generale la chiusura è stata disposta anche negli altri paesi dalla sera alla mattina – così come è accaduto in Italia – anche se, a differenza che in Italia, in molti paesi si sospettava un imminente lock down proprio guardando a cosa stava accadendo nel nostro paese. Dopo dunque un primo momento di shock da parte delle famiglie, degli operatori e dei soggetti gestori, in tutti i casi indagati sono state mantenute relazioni con bambini e famiglie attraverso social, piattaforme online, invio di materiale o telefonate per garantire proposte di esperienza per i bambini (video e audio letture, proposte di giochi e di attività) e per le famiglie (colloqui individuali, situazioni di riunioni di piccolo gruppo) prevalentemente nell’ottica del sostegno alla genitorialità e della condivisione del tempo a casa fra adulti e bambini.

I paesi presenti nella rassegna di casi realizzata (nell’immagine se ne trova la rappresentazione) presentano situazioni socio-economiche estremamente diverse da loro: alcune nelle quali il distanziamento sociale non è pensabile per la maggioranza della popolazione ed è quindi un lusso, così come le pratiche igieniche minime, altre con benessere socio-economico diffuso fra la popolazione. Fortunatamente i paesi nei quali il distanziamento e le pratiche igieniche sono più difficili da garantire sembrano essere anche quelli meno colpiti dall’epidemia. In questi stessi paesi anche la connessione internet e i device per l’accesso non sono diffusi, ma, nonostante questo, anche in queste situazioni, dove possibile, si è cercato di avere contatti telefonici con le famiglie e i bambini.

Dobbiamo dunque in prima battuta avere ben presente che il cosiddetto mondo occidentale che ha subìto il flagello e le conseguenze dell’epidemia più di altri, rappresenta comunque una situazione privilegiata quanto a condizioni economiche, sanitarie ed in generale di benessere diffuso.

Quello che emerge dalla riflessione sull’indagine è che le proposte e le attività online – rivolte più alle famiglie che ai bambini, rafforzate nel loro protagonismo – possono essere complementari ma non sono assolutamente in grado di sostituire quelle in presenza. I servizi 0/6 sono concepiti come comunità di adulti e bambini e, soprattutto nel caso di bambini molto piccoli, le comunità virtuali non possono sostituire quelle reali anche pensando che i processi di crescita, di sviluppo e di apprendimento si sviluppano attraverso le esperienze sensoriali e la relazione con il mondo e con gli altri, mentre non bisogna dimenticare di considerare il rischio di “esporre” per troppo tempo i bambini al mondo online e agli schermi di computer e tablet.

Che cosa è accaduto nei paesi che hanno previsto la riapertura dei servizi dal mese di aprile? In tutti i casi, oltre a prevedere strategie di rafforzamento delle pratiche igieniche, cancellazione di alcune proposte di gioco collettivo, eliminazione di materiali non sanificabili e dispositivi di protezione individuale per il personale, la prima strategia messa in atto è stata la riduzione della densità sociale, ovvero il numero dei bambini contemporaneamente frequentanti. Questo, dal momento che non si è contestualmente pensato ad una riarticolazione dei servizi, ha condotto ad una riduzione delle possibilità di accesso ai servizi per i bambini e per le famiglie.

Il concetto del “same starting point” – garantire a tutti lo stesso punto di partenza nella vita offrendo dunque le stesse possibilità – si allontana ancora di più, sia pensando alla diminuzione degli accessi dei bambini ai servizi, già molto ridotti anche in condizioni di non emergenza nella maggior parte dei paesi del mondo.

La rassegna mette in luce dunque la necessità urgente che la riapertura dei servizi si svolga a seguito di indicazioni relative agli aspetti sanitari, ma anche ripensando e riarticolando i servizi senza correre il rischio di accogliere ancor meno bambini, ma anzi, possibilmente, ampliando le possibilità di accesso con l’obiettivo di garantirle in maniera differenziata e generalizzata.








ECEC SERVICES AT COVID-19 TIME

Bottega di Geppetto has realized, during last April, a review on the condition of ECEC services with the support of the our international network of partners that counts more than 100 contacts. Representatives of more than 20 countries all around in the five continents has answered to the call. 

In the majority of the countries, among the actions to prevent the diffusion of the epidemic, one of the first has been the closure of ECEC services together with the schools during March. In some countries ECEC services remained open only for the attendance of children with parents in health and care of for children with social disadvantage

Luckily in the countries where the social distance and the minimum hygienic standards are difficult to maintain are also the ones that are less afflicted by the epidemic. In these same countries also the internet connection and the devices are not diffused but, also in these situations, where it have been possible, phone contacts with children and families have been maintained. First of all we have to have clear that the western world represents a privileged situation as to economical, health and wellness conditions even if it has suffered more than others the consequences of the epidemic.

What is evident from the review is that the online experiences and activities – mostly addressed to families reinforced in their protagonism rather than to children – can be accessory but they absolutely are not able to substitute for the in presence ones. ECEC services are planned as communities made of adults and children and, especially with very young children, the virtual communities cannot replace the real ones also thinking at children’s growth, development and learning processes that develops through sensorial experiences and the relation with the world and others, not taking into account the risk of children in front of screen for too much time.

What has happened in the countries where ECEC services opened in April? In all the situations strategies to improve the hygienical practices have been developed, collective and group playing experiences have been canceled, some materials not properly cleanable are not offered to children’s experience and the use of PPE equipment is compulsory for the workforce; but first of all the first strategy has been the reduction of social density, ie the number of children attending simultaneously. Together with this, the countries have not thought about re-planning and re-organizing ECEC service so that this has led to the reduction of the access for children and families to ECEC services. The idea of the same starting point – trying to guarantee to children the same condition and opportunities since the very beginning of their live – in this way gets more distant, thinking at the reduced number of children enrolled in ECEC services considering the this number is usually very low in general in many countries.

The international review enlightens, in conclusion, the urgent need to think about reopening ECEC services taking into account for sure the health aspects but also re-thinking and re-organizing ECEC services avoiding the risk of enrolling less children, rather, if it is possible, improving the access in order to guarantee it in a universal way.

 






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