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IL NUOVO ANNO SCOLASTICO E' ALLE PORTE solo cinquanta giorni ci separano dal primo settembre

di Aldo Fortunati 

Non ci si accorge mai fino in fondo delle cose che ci sono care se non nel momento in cui ci vengono a mancare: è così quando perdiamo una persona cara, è così quando non ci accorgiamo che viviamo in una condizione piena di privilegi, ed è certamente così anche nel caso della salute.

Così il lockdown è stato prevalentemente rispettato da tutti, sia perché è stato un contesto obbligato e sostenuto da un sistema di sanzioni per i trasgressori, sia perché – anche attraverso di ciò, oltreché dei numeri della tragedia trasmessi in modo martellante dai media – le persone hanno riflettuto sul fatto che l’interesse personale alla salute si saldava naturalmente con l’obbligo di restringere le libertà di relazione sociale.

Ora però la situazione è diversa e – dopo la prima fase di paternalistico riferimento alla moderazione (valga per tutti la libertà di contatto fra i “congiunti”, potenzialmente libera e indiscriminata ma di cui si è suggerita una interpretazione selettiva e circoscritta) – oggi non sembra davvero che alcuna moderazione si registri nei comportamenti diffusi delle persone: basta andare in giro per strada o al mare per accorgersene (solo una percentuale marginale delle persone utilizza la mascherina propriamente e non come accessorio appeso al collo o al braccio).

Vedremo come andrà a finire nelle prossime settimane e – soprattutto – nella ripresa autunnale, quando ci si può aspettare – e ci si aspetta – una recrudescenza del virus nel quadro della consueta influenza di stagione, che peraltro mostra oggi di essere ben vitale in molte parti del mondo e in modo del tutto indipendente dal clima e dalla temperatura.

Il punto di domanda è quanto possa reggere una situazione in cui la socialità familiare, parentale, amicale o, in generale, all’interno della comunità sociale in cui viviamo è ormai ritornata alla piena normalità, mentre le stesse misure di prevenzione adottate nei contesti delle attività produttive, del commercio e dei servizi sembrano orientate a scivolare progressivamente nel nulla: sempre più raro avere la misurazione della temperatura accedendo a un locale pubblico o a un esercizio commerciale, sempre più raro trovare il dispenser per lavarsi le mani, sempre più raro trovare l’uso corretto delle mascherine in ambienti chiusi o aperti e affollati, etc. 

L’impressione che aleggia è che la temporanea moratorio che stiamo transitando dipenda molto più da come si muove il virus che da come ci comportiamo noi. Anche questo lo vedremo nel prossimo periodo.

Allo stesso tempo, in molti si chiedono come sia stato possibile – quando è iniziata la fase 2 della ripresa – non aver pensato che di questa dovesse far parte non solo la ripresa della produzione, dell’economia e financo dello sport e delle discoteche, ma anche la riapertura delle scuole.

Forse alcune considerazioni potranno essere fatte a questo proposito, pensando in particolare che bambini e ragazzi colgono – girando per strada o andando ai giardini o al mare – che tutto ha ripreso a funzionare normalmente … meno che la scuola. E questo non è forse una buona impressione che offriamo loro.

Sia come sia, senza fermarsi al rammarico per il latte versato, il tema che qui più ci interessa approfondire è il seguente: come riapriranno i nidi e le scuole a settembre?

Sembra che il punto di partenza – dopo aver speso tempo ed energie nella programmazione degli esami di fine anno e, su un altro fronte, sulla possibilità di realizzare attività di socialità e gioco per bambini e ragazzi nel periodo estivo – sia stato quello di pensare a come realizzare il distanziamento sociale/fisico all’interno delle istituzioni educative e scolastiche.

Forse bisognerà rafforzare anche le risorse di personale, soprattutto ausiliario, per garantire l’attuazione regolare di protocolli di pulizia e sanificazione che saranno cruciali per stare più tranquilli, ma il tema fondamentale sembra – non senza ragione – quello di diluire la densità sociale all’interno dello spazio e – in attesa che ci sia anche tempo per intervenire sulle strutture delle nostre scuole – queste sembrano essere le conseguenze:

• per quanto riguarda la scuola, è tornato in primo piano il banco individuale – lo stesso contro cui ogni movimento di innovazione educativa del sistema si muove da sempre – come elemento che garantisce il distanziamento, salvo poi disquisire sul modo di misurare la distanza (fra banchi, fra persone, in modo statico o dinamico) fino al punto da rendere il metro una unità di misura molto elastica

• per quanto riguarda i nidi e le scuole dell’infanzia – fortunatamente – si è preso atto che il concetto di distanziamento fisico è un ossimoro e che dunque il punto è regolare l’organizzazione della dimensione sociale all’interno dello spazio per rendere non indiscriminatamente promiscuo il suo utilizzo

Due osservazioni specifiche e una finale:

• la prima – dedicata alle scuole – per suggerire che utilizzare il banco come punto di riferimento per l’alunno non vuol dire necessariamente metterli (banchi e alunni) in modo che tutti guardino dalla stessa parte; potrebbero esserci – vorremmo dire che sarebbe bene che ci fossero – anche banchi raggruppati per gruppi di alunni distanziati ma messi in condizione di guardarsi negli occhi e di lavorare insieme, senza guardare tutti solo l’insegnante, il quale potrebbe non essere in cattedra ma piuttosto muoversi nell’aula rispettando le distanze, circolando fra i diversi gruppi e consentendo, in questo modo, una forma di apprendimento meno istruzionale e più  cooperativo;

• la seconda – dedicata ai nidi e alle scuole dell’infanzia – per dire che forse non bisogna inventare nulla di nuovo, considerando che la dimensione del piccolo gruppo è già la base diffusa della programmazione delle esperienze e delle attività, ma semmai per dire che, finché l’emergenza continua, dobbiamo essere capaci di essere maggiormente attenti alle relazioni fra i diversi gruppi/sezione (limitandole fortemente) e all’utilizzo dei laboratori e degli spazi esterni che, nel complesso, possono aiutarci a disciplinare la circolazione fra le diverse opportunità in modo organizzato e in modo utile a mantenere ricchezza e varietà delle proposte educative che offriamo ai bambini;

• quella finale per sostenere l’idea che la pratica delle attenzioni agli aspetti igienico-sanitari – che dovremo fare tutti bene e più frequentemente di quanto non siamo abituati a fare nelle nostre istituzioni educative – dobbiamo pensarla funzionale – non ostile o in contrasto – con la cura della dimensione sociale di incontro che i nostri nidi e le nostre scuole debbono assolutamente continuare a offrire ai nostri bambini e ragazzi, nella consapevolezza che l’incontro e lo scambio sociale è la base fondamentale per lo sviluppo di competenze sociali, di conoscenze e di apprendimenti.

Dunque tutti dentro il 1 di settembre – con ogni dovuta cautela – anche perché, dopo aver speso attenzione alla ripresa economica e produttiva, non possiamo davvero fallire l’obbiettivo di restituire spazio di protagonismo all’educazione dei nostri bambini e ragazzi, ben sapendo che è attraverso di questo che passa non solo l’affermazione nei fatti dei loro diritti, ma anche la possibilità di offrire rinnovata energia al nostro progetto di futuro.

Buon lavoro a tutti.








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