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PENSIERI DI FERRAGOSTO pensando alla 'fase 3' e, soprattutto, alla riapertura dei nidi e delle scuole...

di Aldo Fortunati

1. A proposito del “rischio calcolato”

Dunque sembra che la curva dei contagi sia in crescita – era prevedibile – ma il punto è anche che i due elementi che sono alla base della possibilità di controllo della situazione – l’individuazione dei contagiati e il tracciamento dei loro contatti – sono esposti alla prevedibile certezza di non poter essere tenuti realmente sotto controllo.

Quando siamo usciti dal lockdown perché – si disse – era possibile governare un “rischio calcolato”, tutto si basò in realtà sul fatto di limitare gli spostamenti – per esempio con la conferma e la diffusione dello smart working e con la persistenza della chiusura delle scuole – ma anche su un richiamo alla moderazione nella pratica delle relazioni sociali in situazioni di grande gruppo, soprattutto in ambienti chiusi.

In tutto questo, è soprattutto il mondo della produzione e del commercio ad aver fatto da profilassi alla diffusione del virus: continuano ad esserci buone regole rispettate andando al supermercato o al ristorante o a comprarsi un costume da bagno, mentre il sindacato ha ottenuto di realizzare controlli dei processi di lavoro capaci di “mantenere le distanze”, almeno in fabbrica.

Il rischio, ora come sempre, non sono le situazioni controllabili,  il rischio si esprime nei contesti senza controllo, in quelli cioè dove le tre regole – mascherina, distanziamento e lavaggio delle mani – si riducono di fatto al massimo ad una: pensiamo al lavaggio frequente delle mani nei contesti familiari/parentali (si ricorderà che un quarto dei contagi durante il lockdown si realizzò proprio in famiglia) o a portare la mascherina (quasi sempre peraltro indossata “col naso di fuori” o come semplice braccialetto) come nel caso – eclatante – del trasporto pubblico.

Dunque, tralasciando le discoteche, le crociere e i concerti negli stadi (anche se le prime – nonostante i recentissimi provvedimenti restrittivi – lasceranno probabilmente il segno sul terreno delle statistiche delle prossime settimane), il punto è che, in attesa dell’improbabile diffusione della pratica dei test – che non si realizza sia perché le persone hanno paura della quarantena, sia anche perché non è affatto semplice realizzarla su vasta scala – resta solo la possibilità di tracciare quando i casi vengono alla luce.

 

2. I pericoli dell’impedimento alla socialità

In tutto questo, molte riflessioni si stanno facendo sulle conseguenze dell’impedimento alla socialità, sebbene si tratti purtroppo di riflessioni che non conquistano la medesima attenzione di quelle che si rivolgono alle conseguenze della stagnazione dell’economia.

Eppure, sebbene sia evidente che un’economia ferma impedisce il funzionamento delle nostre comunità sociali, il depauperamento delle opportunità di relazione sociale rappresenta un problema che sarebbe miope sottovalutare e che ha una propria straordinaria rilevanza quando parliamo dei diritti dei bambini.

Sebbene sia stato solo uno degli ultimi problemi affrontati nell’esordio della fase 2, il recupero delle condizioni per la socialità e il gioco di bambini e ragazzi ci ha posto di fronte a una prova che non possiamo dire di non aver superato in modo assolutamente positivo.

Le centinaia di migliaia di bambini e ragazzi che hanno frequentato i “centri estivi” in questi ultimi mesi sono la dimostrazione provata che non solo è possibile organizzare in piena sicurezza contesti sociali per l’incontro fra bambini e ragazzi al di fuori dalle mura domestiche, ma anche che queste opportunità sono un ingrediente fondamentale per affermare la responsabilità sociale dell’educazione e per offrire alle famiglie una dimensione di compatibilità fra responsabilità di cura e impegni di lavoro.

La nota critica è semmai che, se queste opportunità mancano, oltre a rendersi evidente la mancanza di rispetto nei confronti dei diritti dei bambini e dei ragazzi, si insinua anche negli adulti una sensazione di sfiducia nei confronti del futuro, di cui fa parte anche – fra l’altro – la percezione che rischio diventi l’idea di avere un bambino. Le proiezioni ISTAT lasciano presagire una ulteriore piegatura verso il basso della curva della natalità e questo rappresenta un rischio – sociale ed economico – che non possiamo davvero affrontare, nello stesso momento in cui viene disegnato il progetto di ripresa del nostro Paese.

 

3. Il futuro riparte dai bambini, dai nidi e dalle scuole

Cosa c’entrano le considerazioni che precedono con i nidi e con le scuole?

Moltissimo, perché se è vero che – come tutti sanno da prima della pandemia – le situazioni che prevedono aggregazione sociale, come certamente sono i nidi e le scuole, sono condizioni elettive per la trasmissione di malattie infettive, non è affatto vero che siano anche situazioni nelle quali non si possa esercitare una forma di controllo delle condizioni tali da prevenire o, in subordine, tracciare il contagio:

  • prevenire, perché è previsto che sia adulti che bambini siano sottoposti ad esame prima e durante la frequenza e che – per dirla in breve – non vadano al nido o a scuola se non stanno bene (non c’è un controllo sistematico del genere quando si sale su un autobus o su un treno, né quando si va a trovare un amico);
  • tracciare, perché, nella malaugurata evenienza che ci sia un caso infetto, è agevole tracciare il contagio facendo riferimento – nella ipotesi di un gruppo/sezione di un nido o di un gruppo/classe di una scuola – a un gruppo di persone compreso fra una decina o al massimo una trentina.

È molto più rischioso il percorso di accesso a una scuola – se pensiamo all’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici – di quanto non lo sia la sua frequenza, mentre, nel caso di un nido, il percorso di accesso è fatto generalmente con mezzi privati utilizzati dal bambino con un genitore.

Inoltre, nidi e scuole hanno speso il periodo estivo per attrezzarsi, riorganizzando innanzitutto gli spazi e investendo per consentire che la socialità educativa e scolastica rientri in quella del gruppo/sezione o del gruppo/classe, una socialità dunque ben contingentata e stabile nel tempo e all’interno della quale, peraltro, opera personale professionale qualificato e ben attento al rispetto delle diverse condizioni di sicurezza previste.

Riapriamo dunque i nostri nidi (e semmai potenziamoli) e le nostre scuole con fiducia e consapevole responsabilità. Nessun progetto di normalità potrà fare a meno dei nostri servizi educativi e scolastici e nessun autunno potrà essere premessa di un nuovo anno di ripresa senza la piena riapertura dei nidi e delle scuole. I bambini, i ragazzi e le loro famiglie se lo aspettano.

Lavoriamoci tutti insieme.








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