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IMPRESSIONI DI OTTOBRE

INUTILE PARLARE DI NEXT GENERATION EU

SENZA RI-PARTIRE DAI BAMBINI

 

di Aldo Fortunati

 

NIDI E SCUOLE OSSERVATI SPECIALI?

I servizi educativi 0-6 e in generale la scuola sono tuttora osservati speciali, come se si trattasse di fattori di rischio per la diffusione del contagio. Triste constatare che questo accada dopo che nessuna comparabile ansia abbia accompagnato la riapertura completa delle attività produttive e senza bisogno di ricordare che le discoteche sono state chiuse solo dopo la celebrazione della festa di ferragosto e con l’unica consolazione che almeno gli stadi per ora rimangono vuoti.

Sia come sia, la verità – insieme conclamata e sottaciuta – è che le situazioni "pericolose" sono quelle della socialità libera, quella che si realizza senza rispetto sistematico delle “tre regole” – distanza, mascherina e lavaggio delle mani – e senza possibilità di tracciare nulla, che si tratti di prendere un autobus, di fare una passeggiata in una strada affollata o – semplicemente – di farsi le coccole in famiglia sul divano a fine giornata (oggi la maggior parte dei contagi si realizza proprio in famiglia).

Spiace che si faccia confusione su concetti semplici e chiari, e spiace che proprio il contesto elettivo per educare la socialità – cioè la scuola – si trasformi da protagonista necessario e fondamentale di ogni azioni propulsiva che animi e sostenga la nostra comunità sociale in un oggetto ingombrante e difficile da maneggiare.

 

NIDI E SCUOLE DELL’INFANZIA FUNZIONANO GIA’ DA UN MESE

Non sarà inopportuno ricordare che, mentre la scuola tenta di conquistare il pieno funzionamento nelle prossime settimane – dopo le partenze differenziate delle diverse Regioni e dopo la pausa delle elezioni amministrative e del referendum – i circa 10.000 nidi italiani e le oltre 20.000 scuole dell’infanzia sono già funzionanti per la stragrande maggioranza da ormai un mese e non sembra che questo abbia condotto né all’incremento dei focolai né a diffuse marce indietro.

Semmai, controllare la condizione di salute dei bambini quotidianamente e con particolare cura prima di portarli al nido, ci sta aiutando a percepire come il virus si possa diffondere – e si stia diffondendo – non tanto al nido o a scuola, ma piuttosto in altri contesti.

Quanto alle procedure per trattare i casi in cui si segnali un rischio – dicasi bambino con possibili segni di infezione – i tempi di segnalazione, ipotesi diagnostica e verifica dell'ipotesi diagnostica con tampone rischiano oggettivamente di mettere sotto quarantena le situazioni toccate (un gruppo sezione o una classe) dopo che il virus ha fatto i propri comodi almeno per qualche giorno liberamente.

 

TEST E TAMPONI SERVONO PIU’ DEI BANCHI CON LE ROTELLE

Chi oggi decide di fare una crociera, viene tamponato all’imbarco (se positivo viene rimborsato e torna a casa in quarantena), non ha facoltà di scendere e risalire se non in un gruppo definito e assistito da operatore e prima dell’ultimo sbarco viene nuovamente tamponato (per ritornare a casa in ogni caso in sicurezza). Forse – e non suoni battuta di spirito – il modo in cui il turismo si sta organizzando per ripartire può dare buoni suggerimenti su come organizzare le modalità operative della diagnosi sui casi sospetti nel contesto della scuola.

Va da sè che se si affronta un virus che si muove libero e bello e sfruttando le gambe di chiunque gliele presti con un approccio simile a quello adottato per trasferire una pratica da un ufficio all’altro, chi perde è l’intelligenza e chi vince – inutile dirlo – è il virus.

Questo per dire che, se il virus si diffonderà anche nei nidi e nelle scuole, questo dipenderà – come abbiamo già detto un mese fa – non tanto dal fatto che il contesto lo favorisce, quanto piuttosto dal fatto che se passa una settimana dalla rilevazione dei sintomi alla diagnosi, il virus ha ben avuto modo di fare il suo comodo senza che nessuno se ne occupi seriamente. La variabile tempo è cruciale e se non ci sono procedure tempestive di "tampone" tutto il sistema del controllo rischia di essere di fatto vanificato.

 

NON DIMENTICHIAMOCI DELL’EDUCAZIONE INFORMALE E DELL'EXTRA-SCUOLA

In ultimo - da non dimenticare - cosa succede nell'extra-scuola oggi? Manca qualsiasi indicazione, sebbene sia chiaro che ci si continua a incontrare in oratorio e per fare lezioni di catechismo o anche per frequentare una attività sportiva o altre situazioni che allungano in qualche modo un tempo scuola come sempre troppo corto.

Come spesso accade, ciò che è formalmente organizzato – come lo 0-6 e la scuola – è oggetto di regolazione, mentre quel che accade al di fuori lo è molto di meno o non lo è affatto, anche se – come tutti sanno – il virus non distingue le situazioni e, soprattutto, vive bene in tutte quelle in cui qualcuno gli presta le gambe per trasferirsi da una persona all’altra.

Sono molte – per fortuna – le situazioni sociali offerte a bambini e ragazzi oltre alla scuola, si tratta di situazioni per loro natura di "educazione non formale" ed è bene non comprimerle, ma non ha molto senso riempire di scrupoli il mondo della scuola quando appena fuori succede di tutto senza alcun controllo: le tre famose regole valgono sempre e dobbiamo occuparci di come renderle effettivamente applicate soprattutto nei contesti sociali meno formali.

 

0-6 E NEXT GENERATION EU

Il mese di ottobre non è solo il mese in cui si misurerà se – quanto alla diffusione del virus – siamo solamente indietro di qualche settimana rispetto a Spagna, Francia e Regno Unito o se siamo in una situazione strutturalmente diversa. Ottobre è anche il tempo nel quale devono essere definite le strategie per l’utilizzo di risorse che non avremo certo mai più in una misura come quella assegnataci dalla Comunità Europea nel quadro del RF (fondo di recupero) e del ESM (meccanismo europeo di stabilità).

Possiamo augurarci che la grande vitalità delle elaborazioni progettuali sviluppate nelle scorse settimane trovi coerenza in un quadro coordinato di cui faccia parte soprattutto il fatto di rendere visibile una strategia fatta di poche cose chiare (e non di tante e troppe cose messe malamente insieme fra loro).

Ma, se le parole hanno un senso, non si potrà davvero definire un programma che si intitola “next generation EU” senza partire dai bambini e non solo perché sono cittadini a pieno titolo e a pieno titolo titolari di diritti – fra cui quello all’educazione a partire dalla nascita è l’unico dentro il quale è possibile affermare il senso del concetto di pari opportunità – ma perché se anche questa volta ci se ne dimenticherà, mai arriveranno altre risorse per riparare e ripartire e le future generazioni lo pagheranno duramente.

 

Lavoriamoci insieme.


 








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