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IMPRESSIONI DI SETTEMBRE pensieri sulla soglia di un nuovo anno pieno di desideri e speranze ...

di Aldo Fortunati

 

Sembra dunque che il fuoco dell’estate si sia manifestato in molte forme.

 

Non diremo di quello che ha colpito come al solito in modo straordinario – come dire in modo straordinariamente consueto – il nostro polmone verde (oltre 100.000 ettari di terreno bruciati in Italia dall’inizio dell’anno, triste primato in Europa), se non per ricordarci che, quando non ci riusciamo solamente attraverso la malversazione delle risorse naturali, interviene il dolo manifesto, per recuperare a chissà quali future redditività il suolo, dopo averlo svuotato delle sue qualità di serbatoio di potenzialità naturali … come se non si fosse capito che non esiste una nuova frontiera da predare, ma che l’unica nuova frontiera da conquistare, se non vogliamo bruciare insieme al pianeta che la natura ci ha regalato, è nella nostra capacità di modificare lo sguardo…

 

Né diremo – ancora – del modo in cui l’evidente inefficacia dell’idea di regolare con la forza lo sviluppo delle nostre comunità in senso democratico – pensiamo, data la prossimità delle circostanze, all’Afghanistan – riaccenda di fatto il fuoco dell’oppressione e della disperazione, con la solita naturale tendenza a prendere di mira le donne e i bambini e a offenderli come fossero ombre nascoste – e da nascondere – dietro a un velo, al margine di una scena padroneggiata da ogni prova deteriore dell’arroganza maschile … come se non si fosse capito (sebbene la sentenza possa sembrare quasi frutto di vaniloquio) che l’unica arma per la diffusione della democrazia fondata sul riconoscimento dei diritti delle persone è la cultura della ragione e innanzitutto la garanzia che la ragione, col suo corollario naturale del dubbio e della curiosità per la scoperta, diventi per tutti un ingrediente dell’educazione …

 

Né diremo – infine – della curva dei femminicidi, se non per ricordarci che anche le donne di casa nostra, oltreche quelle afghane, non se la passano poi così bene, se il fuoco della passione (ovviamente si fa per dire) dei loro ex-uomini continua a costituire il principale motivo di omicidio femminile nel nostro Paese, mentre la calura ferragostana ha generato un picco che ha fatto registrare il raddoppio della linea di tendenza ordinaria dei mesi precedenti, conquistando al dramma della cronaca un fatto delittuoso un giorno sì e un giorno no … come se non si fosse capito che quello che ingombra la scena della nostra capacità di umanità non è il corpo della donna, custode della vita e della relazione fin da prima della sua nascita, ma piuttosto quello dell’uomo, da sempre incapace di ricondurre alla prospettiva del dialogo e della relazione le pulsioni più primitive, quando non rese ancor più nefaste dall’’uso della violenza fisica e delle armi …

 

Vorremmo piuttosto dire – pur da non sportivi quali non siamo – del fuoco dello sport, e non solo per condividere la gloriosa pesantezza del medagliere italiano mai così ricco, quanto piuttosto e soprattutto per soffermarci sul fatto che lo sport, considerando la provenienza degli atleti italiani vittoriosi da tutti i continenti del mondo, è stato lo spunto per riflettere almeno un attimo sul fatto che la cittadinanza non è questione di sangue, ma riguarda la relazione con il contesto sociale nel quale la persona nasce e cresce diventando – meglio essendo da subito – parte della comunità sociale che la accoglie … un tema meritevole di scendere dal facile tripudio per la conquista del podio olimpico per diventare ingrediente della nostra capacità di costruire le regole della nostra convivenza civile in modo più degno e rispettoso dell’identità delle persone …

 

Senza dimenticare – in ultimo ma non da ultimo – che sta per iniziare un nuovo anno educativo e che, se la scuola ha sofferto da un anno e mezzo a questa parte per la DAD, con conseguenze che per ora semplicemente si affacciano alla nostra piena comprensione ma che già segnalano l’incremento delle diseguaglianze e delle discriminazioni di ogni genere che la mutilazione dell’incontro sociale ha prodotto, i nidi nello stesso periodo di tempo hanno fatto passi indietro proprio nel momento in cui la prospettiva della riforma 0-6 ne reclamava la maggiore diffusione ... temi caldi e delicati per il prossimo autunno, con la scuola che ha bisogno di tornare ad essere comunità di persone che si incontrano e i nidi che – semplicemente – devono diventare molti di più di quelli che sono per poter essere – come è bene che siano – non tanto una eventuale coda del sistema educativo e dell’istruzione ma la sua necessaria radice …

 

Grazie alle educatrici e insegnanti per il lavoro che ci aspetta a partire da domani, in un nuovo anno che si annuncia pieno di desideri e speranze e che anche per questo richiede tutto il nostro impegno e la nostra passione …

 

 








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